psicopativi fissi

Nuova funzione per google traduttore App

Per caso, ho scoperto che se apri l'app traslate e  fotografi il testo del libro con la fotocamera o immetti un immagine google traduttore di traduce massimo  di gorse 21 pagine ma non sono sicura.
Sapevo dell'audio ma della fotocamera no. Non so se è una funzione nuova o meno ma la voglio condividere con voi.

Da google questa option non c'è. Solo con l'app la trovate.

Apri l'app e premi telecamera


Ho fatto una prova con il libro di Everwood.
Ci sono due optioni
Uno inquadra e traduce sull'immagine stessa in sovraimpressione



Ma non è profittevole sui testi lunghi.
Oppure 
Scatti la foto con la telecamera del cellulare (no dell'app)
e importi l'immagine


 poi l'app scanerizza il testo


E traduce le parti evidenziate

 
E il gioco è fatto!!









Esempi naturali da studiare con video

La natura ci insegna molte cose, anche l'uomo ci insegna molte cose. Sopratutto cosa non fare e cosa non essere. Ma c'è sempre speranza per chi non smette di crederci che tutto può essere.

E qui ci viene in aiuto la splendida falenina che ci illustra come approcciarsi alle personalità come la mia.


Io quando cercano di socializzare: Metodo Luca.
Furia amatoria fuori luogo e senza sostanza
Che ha bruciato via ogni bellezza di ogni attimo di conoscenza.
L'imparare a essere amici e l'assopporarsi nel tempo.
E per inciso era pure bruttino con molte pretese senza i fondamentali.


Sempre io quando usano il metodo giusto: Metodo Filippo.
Impostare un vero rapporto di amicizia. Sincero e aperto ma non morboso, che lo rende per questo aperto ad ogni variabile. Personalità e aspetto dandy con i fondamentali posti nel tempo.



E comunque preciso che il metodo Filippo funziona non solo perché Filippo è bello ma non mi vuole...  ha funzionato perché l'ha usato pure Gian Maria, che avrebbe avuto i fondamentali di bypassste tutto con probabile successo ma non lo ha fatto. Ha coltivato, solo che essendo fidanzato ha ucciso la falenina 😭.

Termino il video aggiungendo che torneranno di moda le unghie smangiate e allora io all'apice del modello da seguire...
cambierò ancora! 

Guardo i post che guardano. Le loro visualizzazioni e vengono fuori certi post che io davvero... CHIUDO IL BLOG MARIA! IO ESCO 😂

A voi non capita?

Google Maps: 4 funzionalità che potrebbero essere utili

Dal sito tecnologia un post che può essere utile...

Google Maps è uno degli strumenti made in Google che ha letteralmente cambiato la vita a molti utenti, permettendo loro di raggiungere facilmente qualunque posto, anche in città sconosciute, senza perdersi. Da semplice strumento di mappatura del mondo, infatti, nel giro di pochi anni Maps è diventato un navigatore completo ed efficiente e, negli ultimi tempi, anche uno strumento utile a scoprire attività commerciali e punti d'interesse nei paraggi di una destinazione. Ci sono alcune funzionalità, però, che molti ancora non conoscono: eccone 4.


Primo e più importante: Usare Google Maps offline

Ci sono punti del pianeta, anche dietro casa, in cui non c'è copertura Internet e Google Maps non può funzionare al cento per cento. Per questo è possibile scaricare preventivamente la mappa di queste aree per poter usare il navigatore senza problemi. Dall'interno dell'app di Maps, inseriamo la destinazione scelta e facciamo tap sul suo nome o indirizzo per selezionarla. Dal menu con i tre puntini in alto a destra scegliamo "Scarica mappa offline". Poi ritagliamo l'area della mappa che vogliamo scaricare.

Secondo: Aggiungere tappe intermedie ai viaggi

Dopo aver selezionato il punto di partenza e quello d'arrivo, facciamo tap su "Indicazioni". Poi, dal menu con i tre puntini selezioniamo "Aggiungi tappa". Ne possiamo aggiungere quanti ne vogliamo. In questo modo non solo il calcolo del tempo di viaggio sarà più accurato, ma potremo scegliere un percorso alternativo rispetto a quello lineare tra i due punti (ad esempio se dobbiamo passare a casa di nonna, prima di andare da mamma).

Terzo: Guardare i posti, prima di raggiungerli

Quando scegliamo una destinazione su Google Maps, nell'angolo in basso a sinistra dell'app vedremo una piccola finestrella con dentro una foto del luogo proveniente da Street View. Facendoci tap sopra apriremo Street View a pieno schermo e potremo navigare virtualmente l'area prima ancora di partire.

Quarto: Aggiungere itinerari alla schermata Home

Se siamo soliti usare spesso Google Maps da smartphone come navigatore per fare sempre le stesse tratte, potrebbe tornarci utile salvare questi itinerari e posizionarli sulla Home del cellulare. Per farlo, dopo aver cercato una destinazione e chiesto le indicazioni stradali, possiamo fare tap sul menu a tre puntini e scegliere "Aggiungi itinerario alla schermata Home". In seguito, se abbiamo salvato più di un itinerario, potremo anche raggrupparli tutti in una sola cartella.


Novità sulla sicurezza di WhastApp #improntadigitale e #verificaaduepassaggi

Ho appena letto che whatsapp ha inserito due novità sulla sicurezza. Io le ho già messe in opere e ora ve le spiego...

L'impronta digitale e la verifica per quando riinstalliamo WhatsApp.

Per prima cosa facciamo l'aggiornamento dell'app...

 

Poi lo aprite e andate in impostazioni e poi privacy


Impostate quando volete che si attivi
e il gioco è fatto.
 In automatico vi verrà chiesto se volete la 
Seconda novità
ovvero la
Verifica a due passaggi
con pin


il pin serve per quando riscaricate l'app che a questo punto non necessiterà più del numero ad ogno riinstallo!


Vi chiederà anche email.
e ogni tanto comparirà
per ricordarvelo.


E con questo è tutto!!









DICIAMO NO ALLA ZOO CON GLI ANIMALI!!!


Anche Never.wonder.me.land è un circo ed è per questo che non sopporto i circhi. Perché so quanta tristezza celano dietro i loro grotteschi sorrisoni colorattissimi.
Non è un bel mondo il loro, fatto di sacrifici e rinunce. Sopprusi e sopravivenza. Ovviamente non è certo più il circo di una volta, dove c'erano i famosi baracconi; il nuovo circo è un'arte certo, che richiede rispetto per chi la pratica. E io li rispetto ma non li amo. Anzi nel mio cuore è qualcosa da cui scappare. La mia anima vorrebbe squarciare il telone e farvi vedere la realtà di tale mondo.


Comunque il circo è una cosa e lo zoo è un'altra! Più peggiore del primo, per cui il mio sentire prevale sulla ragionevolezza della realtà.


Sento la musichetta odiosa dello zoo che va e e viene in questi giorni in cui sta nella mia città. E già dalla publicità mi si rinfuoca l'odio per questo tipo di attività. Non odio il circo nel suo insieme, come già detto,  ma odio pesantemente lo zoo per quanto riguarda l'uso degli animali. Sfruttati ad uso e consumo di un publicante pagante. Ma quanto hanno subito queste bestie per farvi ridere? La loro libertà!!
Sopporto appena i parchi naturali ma almeno lì un minimo di dignità e rispetto lo hanno.  Un certo habitat glielo hanno ricreato e diciamo che a livello umano c'è un riscontro anche ludico che insegna l'uomo ad amare gli animali, che  nel loro vivere hanno molto da insegnarci. Ma ripeto: molto molto molto di più nella loro terra dove sono sono nati e per dove sono stati creati.
Questo il mio pensiero.


Dobbiamo dire NO ALLO ZOO E OGNI CIRCO!! OGNI ANIMALE DEVE STARE NEL PROPRIO PAESE DI APPARTENENZA! AMIAMOLI SENZA RUBARE LORO LA LIBERTÀ.
Pensiamo un attimo ad Orwell nella sua fattoria degli animali.
Cambiamo un po' la storia e chiediamoci: se comandassero loro  vi piacerebbe essere sfruttati come schiavi per far arrichire qualcuno? Non vi piacerebbe invece essere curati in qualche riserva o meglio ancora nella vostra patria nativa? Sì, che vi piacerebbe! Lo dico io per voi!! siamo nati nel libero arbitrio, che pone le fondamenta sulla libertà come legge universale! Animali compresi!


L'uomo che ruba il futuro agli animali
e un uomo che si deruba egli stesso del proprio futuro.

La base evolutiva dell'uomo sono gli animali e l'apice sono gli angeli.
Ma se già rovina le sue basi, che speranza avrà di progredire verso l'alto?

Vite rubate
Anime animali
lo zoo dei soldi.

Piange l'anima dietro ad una sbarra
vedendo scorrete la vita
senza un fine o una sospirata fine.




Greta Thumberg ?? Opinioni?

Ieri ho visto la foto di Leonardo di Caprio con la Greta Thumberg  e mi ha dato fastidio. L'impegno Di Caprio è lodevole e meraviglioso e sulla bimbetta che non riesco ad avere un pensiero positivo. Io sono d'accordo con lei e apprezzo le sue idee ma mi sembra una bimbetta viziata e manipolata da altri o semplicemente usata dal sistema, le cui grandi idee vengono subordinate alla sua immagine mediatica. Nulla di più inutile a mio avviso. Credo che una società che ha bisogno di una bimbetta per destarsi sia una società fallita. Ma la vera domanda ne abbiamo davvero bisigno?? Non possiamo essere in grado, noi singolarnente, ad amare il nostro pianeta?
Io credo, spero e voglio pensare di sì. Perché poi ci sta uno come Boyat Slat che in pieno anonimato fa qualcosa di concreto.
Voi cosa ne pensate?




Non chiedere ad un'anima come la mia cosa ha mangiato ma piuttosto cosa ha provato o cosa ha sognato in queste dislunghe ore di vita.
Allora sì che avrai il mio discorrere intimo e non semplicemente quello sbrigativo ed effimero di chi non sa cosa rispondere.
La lama della realtà preme sul pulsare della mia vita. Ma non cederò: non mi mancherai e non ti scriverò.

Mary Shelley e il suo Frankestein e io^^



Ieri ho avuto una diretta molto interessante con Mary Shelley (trovato a gratis sugli scaffali di una libreria free di un ipercoop. VI INCORAGGIO SENTITAMENTE A DONARE LIBRI IN QUESTO MODO LIBERO. FARETE FELICI PERSONE COME ME) 
e ho trovato molto interessante l'introduzione e quanto l'autrice scrive circa il suo romanzo.
Il fatto che lo abbia corretto tre volte mi incoraggia sui miei racconti.
Poi come introduce il suo libro mi sembra una di noi bloggers.
Inoltre questa miscellanea di richiami da Milton a Darwin mi era finora sfuggita avendo solo visto il film im bianco e nero.
E quindi in sintesi posso incontrarmi di nuovo con lei spegnendo il cellulare? Vi ho convinti?
Se finora non vi ho convinto allora vi copio e incollo 
le due introduzioni del libro ♡
Poi lo commenterò e recensirò a libro terminato.
♡ Nel mentre Buonagiornata ♡


Mary al suo edordio stupisce amici, conoscenti e lettori (il suo aspetto fragile e delicato mal si accordava con il carattere tenace e la fervida immaginazione) dando vita, appunto, a Frankenstein, dove attinge al mito di Prometeo (dichiarandolo senza mezzi termini fin dal sottotitolo) e a quello di Faust, passando attraverso il Paradise Lost di Milton e servendosi del galvanismo e delle teorie sulla vita di Erasmus Darwin, nonché dell’anarchismo filosofico di William Godwin, suo padre, autore, tra l’altro, di romanzi come Caleb Williams (1794), St. Leon (1799), Mandeville (1817), che sia pure a livello «metafisico» o «interiore» rientrano indubbiamente nella categoria del «gotico». Ed è proprio a quel genere tanto in voga in quegli anni che va l’attenzione di Mary, per usarlo come una sorta di «scenario» nel suo romanzo. Frankenstein, infatti (che non tutti considerano un romanzo gotico, ma che di certo è anche un romanzo gotico), denuncia a prima vista debiti e parentele con i libri di Lewis, della Radcliffe o di Beckford, pur essendo, al tempo stesso, anche qualcos’altro, e cioè «un inaspettato centone dei luoghi deputati della cultura progressista nell’età di transizione tra illuminismo e romanticismo» dove non è difficile riconoscere le tracce di Condillac, di Madame de Genlis o di Rousseau. Mary (è lei stessa a raccontarcelo) ebbe l’intuizione della vicenda attraverso un incubo notturno, ed è interessante notare che anche The Castle of Otranto di Walpole era nato da un sogno, come pure da un sogno nasceranno The Strange Case of Dr. Jekyll and Mr. Hyde e Dracula: Io vidi –con gli occhi chiusi ma con una acuta visione mentale –, io vidi il pallido studente di arti proibite inginocchiato di fronte alla cosa che aveva messo insieme. Vidi la forma orribile di un uomo disteso, e poi grazie all’opera di un qualche potente strumento, lo vidi dar segni di vita [...]. Era spaventoso, perché spaventoso in modo supremo sarebbe stato il risultato di ogni tentativo umano di parodiare parodiare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo.

Introduzione dell’Autrice 

L’editore delle Standard Novels, nello scegliere Frankenstein per una delle sue collane, ha espresso il desiderio che fornissi qualche informazione su com’è nata la storia. Ho accolto la richiesta con gran piacere perché così potrò dare una volta per tutte risposta a un quesito che mi viene posto con tanta frequenza: come ho potuto io, allora una ragazzina, concepire e sviluppare un’idea così orrenda. È vero che sono decisamente contraria a parlare di me in pubblico, ma dato che questo mio intervento apparirà solo come un’appendice a una precedente produzione e sarà limitato solo ad argomenti che hanno relazione col mio lavoro di scrittrice, non posso proprio accusarmi di una intrusione personale. Non è strano che io, figlia di due persone di celebrata fama letteraria1, abbia pensato molto presto a scrivere. Da fanciulla scrivevo, e il mio passatempo preferito durante le ore di ricreazione era «scrivere storie». Inoltre avevo un piacere più gradito di questo, cioè la costruzione di castelli in aria –l’abbandonarmi a sogni a occhi aperti –il seguire lo svolgersi dei pensieri, che avevano per oggetto la formazione di una serie di avvenimenti di fantasia. I miei sogni erano più fantastici e più piacevoli dei miei scritti. In questi ultimi ero in pratica un’imitatrice –facevo quello che altri avevano fatto, piuttosto che buttar giù i suggerimenti della mia stessa anima. Ciò che io scrivevo era rivolto almeno a un’altra persona –il compagno e l’amico della fanciullezza; i miei sogni invece erano tutti per me; non li raccontavo a nessuno; erano il mio rifugio quando mi annoiavo –il mio piacere più caro quando non avevo da fare. Da ragazza sono vissuta soprattutto in campagna e ho passato molto tempo in Scozia. Ho fatto delle visite occasionali ai luoghi più pittoreschi, ma la mia residenza abituale era sulle rive settentrionali desolate e tristi del Tay, vicino a Dundee. Retrospettivamente, le chiamo desolate e tristi; per me allora non erano così. Erano l’eremo della libertà e i luoghi piacevoli dove, spensierata, potevo vivere in comunione con le creature della mia fantasia. Scrivevo, allora, ma in uno stile tra i più banali. Era sotto gli alberi del terreno di casa nostra e sulle nude pendici delle brulle montagne intorno che nascevano e crescevano le mie composizioni vere, i voli aerei della mia fantasia. Non facevo di me stessa l’eroina delle mie storie. La mia vita mi sembrava troppo piena di luoghi comuni. Non potevo immaginare che disavventure romantiche o eventi meravigliosi sarebbero stati mai il mio destino; ma non ero costretta alla mia stessa identità, e potevo riempire le ore con creazioni molto più interessanti per me, delle mie stesse sensazioni, a quell’età. In seguito la mia vita si fece più ricca, e la realtà prese il posto della finzione. Mio marito, comunque, ebbe sempre un gran desiderio che mi dimostrassi degna della mia famiglia e che scrivessi il mio nome nel libro della fama. Mi spingeva sempre a guadagnarmi una reputazione nel mondo letterario, e anch’io ero presa da quell’idea, sebbene in seguito mi sia divenuta del tutto indifferente. Allora lui voleva che scrivessi non perché pensasse che avrei potuto produrre qualcosa degno di nota, ma per poter giudicare lui stesso fino a che punto avessi le potenzialità per far di meglio in seguito. Tuttavia non ne feci niente. I viaggi, le preoccupazioni di una famiglia mi occupavano tutto il tempo; così lo studio, inteso come la lettura e il miglioramento delle mie idee tramite il contatto con la sua mente, decisamente più educata, costituiva la mia intera attività letteraria. Nell’estate del 1816 visitammo la Svizzera e divenimmo vicini di casa di Lord Byron. Da prima passavamo le nostre ore liete sul lago, o a passeggiare sulle rive; e Lord Byron, che stava scrivendo il terzo canto di Childe Harold, era il solo, fra noi, a mettere su carta i suoi pensieri. Questi, nella forma in cui ce li portò poi, rivestiti in tutta la luce dell’armonia e della poesia, sembravano una prova del carattere divino delle glorie del cielo e della terra, le cui influenze condividevamo con lui. Ma l’estate fu umida e sgradevole, e una pioggia incessante ci confinava spesso a casa, per giorni. Ci capitarono per le mani alcuni volumi di storie di fantasmi tradotte in francese dal tedesco. C’era la Storia dell’amante infedele, il quale, mentre pensava di stringere la sposa a cui aveva fatto giuramento d’amore, si trovò tra le braccia il pallido spettro di colei che aveva abbandonato. C’era il racconto di un corrotto capostipite il cui destino infelice era di dare il bacio della morte a tutti i discendenti della sua stirpe fatale, quando questi raggiungevano la giovinezza. Sotto i bagliori irregolari della luna si vedeva avanzare lentamente, per un tetro viale, la sua ombra gigantesca, vestita come il fantasma dell’Amleto, coperta dall’armatura, ma con la visiera alzata. Poi la figura si confondeva tra le ombre delle mura del castello; ma a un tratto si spalancava un cancello, si udiva un passo, si apriva la porta della camera, ed egli avanzava verso il giaciglio dei giovani in fiore, cullati da un sonno salutare. Un dolore eterno gli si stampava in volto mentre si chinava e baciava la fronte dei ragazzi, che da quel momento in poi appassivano come fiori recisi sullo stelo. Non ho più ritrovato queste storie, da allora, ma quegli episodi li ricordo come se li avessi letti ieri. «Ognuno di noi scriverà una storia di fantasmi», disse Lord Byron, e la sua proposta fu accettata. Eravamo quattro. Il celebre autore iniziò un racconto, del quale pubblicò un frammento alla fine del suo poema Mazeppa. Shelley, più portato a dar corpo alle idee e ai sentimenti nel fulgore di immagini luminose e nella musica del verso più melodioso che adorna la nostra lingua piuttosto che a inventare la struttura di una storia, ne iniziò una fondata sulle esperienze dei suoi primi anni. Il povero Polidori ebbe qualche idea terribile su una donna con la testa di teschio che era stata così punita per aver spiato dal buco di una serratura –per veder cosa non ricordo: naturalmente qualcosa di molto immorale e sconveniente; ma quando l’ebbe ridotta in uno stato peggiore di quello del celebre Tom di Coventry, non seppe più che fare di lei e fu costretto a spedirla alla tomba dei Capuleti, l’unico luogo che le si confaceva. Anche i celebri poeti, infastiditi dalla banalità della prosa, abbandonarono presto quel compito, per loro sgradito. Io mi dedicai a pensare a una storia –una storia in grado di rivaleggiare con quelle che ci avevano spinti a questa impresa. Una storia che parlasse alle misteriose paure del nostro animo e che risvegliasse dei brividi di orrore –che rendesse il lettore timoroso di guardare dietro di sé, che gelasse il sangue e accelerasse i battiti del cuore. Se non avessi ottenuto tutto questo, la mia storia di fantasmi sarebbe stata indegna del suo nome. Pensavo, meditavo, ma inutilmente. Sentivo quella vuota incapacità di invenzione che è la più grande infelicità dello scrittore, quando il monotono Niente risponde alle nostre inquiete invocazioni. Ogni mattina mi sentivo chiedere «Hai pensato a una storia?», e ogni mattina ero costretta a rispondere con un mortificante «no». Ogni cosa deve avere un inizio, per parlare al modo di Sancho Panza2; e quell’inizio deve essere fondato su qualcosa che è già iniziato; gli Indù pongono il mondo sopra un elefante, ma quell’elefante lo pongono su di una tartaruga. Si deve ammettere con umiltà che l’invenzione non è una creazione dal nulla, bensì dal caos; in primo luogo ci deve essere del materiale a disposizione; l’invenzione può dare una forma a sostanze oscure e indefinite, ma non può creare dal nulla la sostanza stessa. In tutte le questioni di scoperte e invenzioni, anche in quelle che concernono la fantasia, siamo continuamente richiamati alla storia di Colombo e del suo uovo. L’invenzione consiste nell’abilità di cogliere al volo le possibilità di un soggetto e nella capacità di modellare e foggiare le idee da esso suggerite. Ci furono numerose, lunghe conversazioni tra Lord Byron e Shelley delle quali io fui un’ascoltatrice devota ma quasi silenziosa. In una di queste si discussero molte dottrine filosofiche, e fra le altre la natura del principio della vita, e se ci fosse qualche possibilità che esso venisse mai scoperto e comunicato. Parlarono degli esperimenti del dottor Darwin (non dico di ciò che il dottore ha fatto realmente o ha detto di aver fatto, ma, con più rilevanza ai miei scopi, di ciò che allora si diceva che avesse fatto), che aveva conservato un pezzetto di verme in un contenitore di vetro fino a quando, per qualche straordinaria ragione, iniziò a muoversi di moto volontario. Non in questo modo, per altro, si poteva dare la vita. Forse un cadavere poteva essere rianimato; il galvanismo aveva dato adito a tali possibilità: forse si sarebbero potute produrre le parti componenti di una creatura, metterle insieme e dotarle di calore vitale. Su questo discorso trascorremmo l’intera nottata, e anche l’ora delle streghe era passata prima che ci ritirassimo a riposare. Quando misi la testa sul cuscino non mi addormentai, né posso dire di essermi messa a pensare. La mia immaginazione, spontaneamente, prese possesso di me e iniziò a guidarmi, donandomi, una dopo l’altra, le immagini che si levavano nella mia mente con una vivacità molto al di là degli usuali limiti delle fantasticherie. Io vidi –con gli occhi chiusi ma con una acuta visione mentale –, io vidi il pallido studente di arti proibite inginocchiato di fronte alla cosa che aveva messo insieme. Vidi la forma orribile di un uomo disteso, e poi grazie all’opera di un qualche potente strumento, lo vidi dar segni di vita e agitarsi con un penoso moto semivitale. Era spaventoso, perché spaventoso in modo supremo sarebbe stato il risultato di ogni tentativo umano di parodiare lo stupendo meccanismo del Creatore del mondo. Il creatore si terrorizzava del suo stesso successo; scappava via dalla sua opera odiosa, scosso dall’orrore. Egli sperava che, lasciato a se stesso, il lieve barlume di vita che aveva trasmesso si sarebbe dissolto, che quella cosa che aveva ricevuto una vitalità così imperfetta si sarebbe trasformata in materia morta; e che pertanto egli poteva addormentarsi nella certezza che il silenzio della tomba avrebbe per sempre fatto tacere l’esistenza transitoria dell’orribile cadavere che aveva considerato come la culla della vita. Si addormentava, ma a un tratto veniva svegliato; vedeva la cosa orribile in piedi accanto al suo letto, che apriva le tende e lo guardava con occhi umidi, gialli, ma pieni di pensiero. Aprii i miei terrorizzata. L’idea mi pervadeva la mente al punto che un brivido di paura mi attraversava e desideravo sostituire l’immagine orrenda della mia fantasia con le realtà che avevo intorno. Le vedo ancora: la stanza, il parquet scuro, le imposte chiuse con i raggi della luna che filtravano attraverso e la sensazione che oltre ci fosse il limpido lago e le alte Alpi innevate. Non potevo liberarmi con tanta facilità del mio spettro orribile; ancora mi perseguitava. Dovevo cercare di pensare a qualcos’altro. Ricorsi alla mia storia di fantasmi –la mia storia seccante e sfortunata! Oh, se solo avessi concepito una storia che spaventasse il mio lettore come mi ero spaventata io quella notte! L’idea mi balenò in mente lesta e gradita come la luce. «Ho trovato! Quello che ha terrificato me terrificherà gli altri; basta che descriva lo spettro che ha ossessionato il mio capezzale a mezzanotte». Il giorno seguente annunciai che avevo pensato a una storia. Iniziai quel giorno con le parole «Era una cupa notte di novembre», limitandomi a trascrivere i sinistri terrori del mio sogno a occhi aperti. Dapprima pensavo a poche pagine, a un racconto breve, ma Shelley mi incitò a sviluppare l’idea in modo più diffuso. Di certo non devo a mio marito né il suggerimento di un singolo episodio né di situazioni emotive eppure, se non fosse stato per il suo incoraggiamento, il lavoro non avrebbe mai preso la forma con cui è stato presentato al mondo. Da tale dichiarazione devo escludere la prefazione. Per quanto mi ricordo, fu interamente scritta da lui. E ora, ancora una volta, invito la mia orribile progenie a farsi avanti e a prosperare. Vi ripongo dell’affetto, perché fu il frutto di giorno felici, quando la morte e il dolore non erano che parole, prive di una eco sincera nel mio cuore. Le sue pagine parlano di tante passeggiate, gite in carrozza, e conversazioni di quando non ero sola; e il mio compagno era colui che in questo mondo non vedrò mai più. Ma questo riguarda me; i miei lettori non hanno niente a che vedere con tali associazioni. Aggiungerò solo una parola sui cambiamenti che ho fatto. Sono essenzialmente stilistici. Non ho mutato alcuna parte della storia, né ho aggiunto nuove idee o episodi. Ho corretto il linguaggio quando era così monotono da interferire con l’interesse della narrazione; e queste modifiche capitano quasi esclusivamente all’inizio del primo volume. Nel complesso sono interamente confinate a parti che sono accessorie rispetto alla storia, lasciandone inalterati il cuore e la sostanza. Londra, 15 ottobre 1831.

Questo è il tuo tempo.

Questo è il tempo di agire, di farsi audaci, beffare il destino che ci vuole divisi. Questo è il tempo di insistere, combattere, avanzare e vincere. È il tempo di invitare, di decidere, di fare follie e sopratutto di esserci.
Quando fra poco scadrà il tempo, inizierà forse il tempo di un altro e non ci sarà più nulla da fare e disfare, nient'altro da dire, non ci sarò più nemmeno io fisicamente.
Sarò lontano, via dalla tua vita e da te, svanita come il tempo che hai perso per aspettare cose che non saprai nemmeno tu spiegare.


Sono qua, con papà, in un ristorante cinese a pranzare. Bevendo vino rosso scadente e mangiando le patetine con le mani.
In sottofondo i video americani, nati dalla playlist di qualche qualinquista mente bacata. Mi sto accorgendo che i video americani sono tutti uguali, pieni di luoghi comuni e con le solite tematiche del buon americano puritano. Mai che raccontino storie quedti video. A prescindere dal brano e di chi la canta. Non è mal contento, sto dove voglio essere, con chi voglio essere e sopratutto nel paese in cui voglio stare.
Certo, oltre le alternativa di un possibile futuro che sta altrove.
Nel termimare questo post ci sta Adele con Hello come a chiudere questo cerchio del prodotto lordo made in usa. No Adele non mi convincerai, oggi no.



Ognuno dovrebbe prendere la propria responsabilità sul coraggio di voler rovinarsi la vita con me. Io devo solo valerne la pena.

Come seguire i nuovi che ti seguono su bloggers ?? Chi sa aiuti!

Mi piacerebbe conoscere i blog dei nuovi che mi seguono ma se non commentate non  so arrivare al vostro.
Se clicco compare chi seguite e non chi siete.
Chi sa come fare lo condivida, che magari serve anche ad altri utenti.


Ve lo già scritto e poi cancellato, non so che sentimento sia, ma so ce n'è tanto. Non così tanto da dividerlo in tre ma abbastanza da resistere al tempo.
Ed è un possibile futuro, forse l'unico. Stamattina aveva la voce melodiosa del vento, la fresca alba negli occhi e lo splendido tramonto nel sorriso.
Ma questo è un lungo fine settimana dove non ci saranno nè albe né tramonti da ammirare. Se li guarderà lei senza un grazie o un perché, si guarderà la mia certezza.
Io  userò questo tempo per me. Sarò una lumaca nel guscio e lunedì si ricominncerà sperando di avere nuove certezze tutte per me. Sarà un fine settimana di riflessione.




Bellissimi ma puzzoni!! La lista dei sex simbol che odiano lavarsi...

Donne mie!! In questa lista non se ne salva uno!! 
Io come riportato nel blog (io e Brad)  parlando di me e Brad detto Pitt ho scritto che ne è stata la causa.
Insomma a mio avviso un sogno erotico deve profumare! E poi non credo che con tutti i soldi che hanno un sapone bio non se lo sanno creare!
Voi cosa ne pensate?


Secondo Msn questa è la lista...


Sex symbol, bellissimi, desiderati e... puzzolenti. Sono diverse le celebrità famose anche per il loro cattivo odore. Il sito dilei.it ha stilato una classifica degli attori più puzzolenti. Al primo posto, Brad Pitt. "Brad puzza come un cane pastore, tanto che i nostri figli lo chiamano ormai "stinky daddy", papà puzzone", ha dichiarato in tempi non sospetti Angelina Jolie. Brad avrebbe smesso di usare saponi e bagnoschiuma perché le tossine che rilasciano inquinano il pianeta.

Secondo posto per il sexy Johnny Depp. Una fonte anonima citata da Fox News avrebbe riferito: "Johnny si lava poco, non gli piace per niente farsi la doccia e puzza come un caprone".

Matthew McConaughey ha dichiarato di non aver "mai usato acqua di colonia né deodorante". Kate Hudson, compagna di set dell'attore statunitense sia in "Come farsi lasciare in 10 giorni" e in "Tutti pazzi per loro", si lamentava del cattivo odore sul set del collega.

In questa speciale classifica anche Colin Farrell, fumatore incallito e poco attento alla pulizia dei capelli.

Russel Crowe è stato demolito pubblicamente da una nota conduttrice televisiva americana: "Lo incontro spesso ad alcune cene e faccio sempre in modo di non dovermi sedere vicino a lui: è vomitevole".

Come testimoniato da un'ex fidanzata. Orlando Bloom è solito indossare gli stessi abiti per un'intera settimana, Anche la sua ex moglie, Miranda Kerr, ha confermato la sciatteria dell'attore de "I pirati dei Caraibi".

"Non si lava e si veste sempre allo stesso modo": questa le voci che giravano sull'attore Robert Pattinson ai tempi di Twilight. Qualche anno dopo ci ha pensato Reese Whiterspoon, sua partner nel film "Come l'acqua per gli elefanti", a rincarare la dose: "Per tutto il tempo delle riprese Robert ha avuto le unghie e i capelli sporchi. E anche i vestiti puzzavano terribilmente". Lui si è difeso dicendo di non comprare vestiti perché i paparazzi lo perseguitano.

Un amico di Zac Efron ha rivelato che l'attore ama molto praticare sport e giocare a basket. Peccato che poi non si lavi per giorni interi. E se la situazione è critica, usa le salviettine umidificate.

Non sono docce, capelli o vestiti. Secondo i ben informati il problema di Hayden Christensen è solo uno: l'ascella assassina.

Sono passati circa 30 anni dai tempi di "Nove settimane e 1/2", ma una cosa non è cambiata: Mickey Rourke non ama curarsi. La sua partner nel film del 1986, Kim Basinger, dichiarò che "baciare Mickey era come leccare un posacenere sporco"
© Twitter

Sisalpay tutte le info (le mie;)

Oggi vi voglio parlare di Sisalpay, una nuova carta prepagata come può essere Postepay ma molto più semplice.

Tutti sappiamo che non può nascere niente di buono da poste italiane ma una certa utilità l'aveva. Per esempio con la postepay evolution ci potevi fare i bonifici e dare e  ricevere soldi.

Con Sisalpay pure oltre il pagamento di bollette varie come l'enel e altre (vi posto lo screenshot dell'app)


Ma la cosa che la differenzia dalla postepay e la facilità con cui si può ricaricare e fare. Basta un punto sisal, CHE PUÒ essere bar o cartolibreria nei miei casi.
Basta cercare nell'app o nel sito i punti Sisal vicini.
Date carta identità e codice fiscale, li scannerizza e poi date n. di cellulare (Portate il cellulare vi servirà) infatti  vi arriverà un sms con un codice che vi chiederà l'esercente e il gioco è fatto. Il costo è di 5€ più i soldini che volete voi.
Poi andate nell'app con il vostro n. di telefono e il codice temporaneo che vi arriverà per sms e entrate (non vi dovete registrare. Siete già stati registrati nel punto Sisal) Se vi registrate il n. che avete dato nel punto Sisal risulterà già in uso.

Altre cose? Potete pagare via Sisal tramite conto corrente (ma questo me lo hanno solo detto. Non ho verificato e non vi posso condividere le info)
Sembra un buon servizio e ve lo condivido.
Domande nei commenti.
Per adesso è tutto. Buon resto di giornata^^







Come disattivare Segreteria Iliad

Ho trovato questo articolo molto utile e ve lo copio e incollo direttamente dal sito UpGo.news

Ho provato a fare  il ##21# e poi tasto chiamata e mi è apparso
Quindi l'articolo è valido. Vi saprò dire nei prossimi giorni se va tutto bene 😅

intanto l'articolo è questo...

Come dicevamo poco fa in questo caso non vi saranno d’aiuto ne l’area personale ne l’app di segreteria visiva. Per disattivare la segreteria, dovrete dal vostro smartphone digitare ##002# e premere il tasto verde della chiamata.

In questo modo facendo partire la chiamata al ##002# verranno disattivati, sia il “ti ho cercato” che il trasferimento di chiamata alla segreteria telefonica. La procedura non richiede costi aggiuntivi e non riceverete più gli SMS del “ti ho cercato”.

Per riattivare la segreteria telefonica, si dovrà digitare il seguente codice sulla tastiera del proprio smartphone: **62*+393518995012#.

E’ possibile inoltre modificare alcune funzioni legate alla segreteria telefonica. Prima di eliminare totalmente il servizio, dovete sapere che potete personalizzare la vostra segreteria telefonica, e modificare alcune funzioni. Vediamo come:

COME MODIFICARE E PERSONALIZZARE LE SINGOLE FUNZIONI DELLA SEGRETERIA TELEFONICA DI ILIAD.
Logo della Segreteria Iliad

Iliad ha pensato a tutto e a tutti. Non c’è bisogno di eliminare il servizio di segreteria telefonica se ad infastidirvi è un’unica funzione. Potete utilizzando dei codici specifici che ora vi diremo, abolire il vostro problema, continuando però ad utilizzare il trasferimento di chiamata e il “ti ho cercato”.

Se volete eliminare il trasferimento alla segreteria per le chiamate in arrivo basterà digitare ##21#.

Se ad infastidirvi è il rimando alla segreteria quando il vostro cellulare è volutamente spento, basterà digitare ##62#.

Per disattivare la segreteria se chi viene chiamato non risponde dovete digitare ##61#.

Se siete impegnati in altre conversazioni e volete disattivare la segreteria telefonica non resta che digitare il ##67#.

Queste sono le sequenze che Iliad ha messo a disposizione per voi. Bisogna quindi comporre i codici, e spingere il tasto chiamata, ascoltare, disattivare per poi ricevere un sms di conferma. E’ tutto abbastanza rapido e indolore.

SEGRETERIA TELEFONICA DOPO QUARTO SQUILLO
Segreteria Visiva Iliad
Il simbolo dell’applicazione Segreteria Visiva
A me personalmente ciò che disturba è l’incalzare della segreteria telefonica al quarto squillo. Iliad ha pensato anche a questo.

Per prolungare il tempo d’attesa prima del trasferimento alla segreteria telefonica, basterà inserire **61*+39 seguito dal vostro numero telefonico e dal *10*#. Il 10 inserito da noi è il numero dei secondi d’attesa della chiamata.

Siete liberi di scegliere il numero ideale di squilli prima del rimando alla segreteria. Ciò che conta è eseguire dettagliatamente i codici e gli asterischi riportati e lo 0039 prima del personale numero di cellulare, così come è scritto. Con questi codici personalizzati potrete in pochi secondi trovare la soluzione ai vostri problemi senza dover parlare con un operatore Iliad. Ma se avete dei dubbi, avete altre domande da fare o volete parlare direttamente con un operatore, potete telefonare direttamente al 177. Numero del servizio clienti di Iliad.

Per qualunque commento o quesito a riguardo, noi di UpGo.news siamo a vostra disposizione. Quindi, commentate qui sotto senza problemi